DIO CHE !

Roma 28 giugno 2009
Oggi pomeriggio , nell’aula del Tempio dello Spazio, si è tenuta una sensazionale conferenza del famoso archeologo Erri Sanforde, che ha svelato al mondo occidentale la sua ultima, e forse più importante, eclatante scoperta.
Il dottor Sanforde, noto ai più per la vasta cultura e per la “teoria della consecutio temporum applicata alla tavola periodica”, ha rivelato di una tribù indigena alquanto singolare – sinora ignota – ad uno sbigottito uditorio.
Questi i fatti:
nell’aprile di quest’anno il Dottor Sanforde si trovava nella regione peruviana della Selva, per condurre delle ricerche lungo le rive del fiume Marañón.
L’ archeologo racconta che, durante un’escursione in una delle impenetrabili foreste della Selva, del tutto casualmente, si imbatté in un prodigioso miracolo sociologico, la tribù dei Birujni.
La sensazionale scoperta non è dovuta soltanto al fatto che nessuno mai, sinora, sapeva dell’esistenza di questa popolazione indigena, quanto agli usi, ai costumi e soprattutto ai rituali che la caratterizzano.
Riporto alcune notizie di carattere generale per soddisfare la curiosità dei più appassionati, prima di sorprendervi con la vera grande peculiarità dell’evento.
I Birujni, dal racconto dell’avvenente avventuriero, sono mediamente alti 1 metro e 45 centimetri, hanno la pelle color malva e indossano, come unico indumento, dei mocassini blu cobalto. Si dividono in cinque comunità collocate simmetricamente a 5 chilometri di distanza le une dalle altre, perennemente in guerra tra loro; vivono in pace, tramite mediazione di sacrifici umani, con la vicina tribù dei Machullossas.
La caratteristica dei Birujni che più ha sconvolto il gotha dell’intellighenzia mondiale, però, è la particolarità del loro culto religioso.
I Birujni (sedetevi se siete in piedi, alzatevi se siete seduti) venerano una t-shirt con l’effigie di Ernesto Che Guevara, contornata da strass e luccicanti lustrini.

che... tristezza

Sul come sia possibile che l’eroe argentino sia diventato fulcro del culto religioso di questi misconosciuti omini, il dottor Sanforde ha illustrato ai convenuti alla conferenza la sua più volte applaudita ipotesi.
Il dottor Sanforde ha dedotto, da alcune laboriose ricerche effettuate nelle migliori biblioteche della nazione sudamericana, che il comandante Ernesto Che Guevara si trova ad essere al centro, suo malgrado, di un’attenzione quantomeno scomoda e sicuramente mai agognata, per una tragica fatalità.
Nel 2000, infatti, un aereo cargo che trasportava un ingente carico di magliette alla moda da vendere a giovani rivoluzionari di marca, precipitò nelle vicinanze del villaggio dei Birujni. Le casse piene di luccicante mercanzia, durante lo schianto, scesero come pioggia infuocata tra i muggiti di meraviglia degli omini con le scarpe abbinate al colore della pelle.
I Birujni, recuperata una delle magliette dalla carcassa dell’aeroplano, l’hanno riconosciuta come opera divina e l’hanno resa simulacro della divinità.
Che cosa voglia dire questa sensazionale scoperta credo che nessuno lo abbia davvero capito. Mi chiedo una cosa, però, riflettendo sull’anomalo accadimento: possiamo davvero dire che la reazione dei Birujni di fronte all’ignoto sia stata tanto anomala? Che sia stata davvero così lontana dal comune senso religioso da definirla “sensazionale”? E se l’aereo cargo avesse trasportato tavole di marmo con su scritto dieci regole di bon ton? Ci saremmo stupiti tanto?
Un’ultima domanda, infine, mi pongo rivolgendomi a voi lettori: e se l’ aereo cargo avesse trasportato casse di preservativi, i Birujni, col tempo, si sarebbero estinti?

L’ oscuro senso di un nuovo dogma continuerà a restare ignoto.

Gustavo del Papa!

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