Prima mossa
Legge n.133 (ex-decreto Brunetta), art. 64 comma 6. Prevede tagli ai finanziamenti statali riservati alla scuola pubblica “non inferiori a 456 milioni di euro per l’anno 2009, 1.650 milioni di euro per l’anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l’anno 2011 e a 3.188 milioni di euro a decorrere dall’anno 2012 ”. In totale circa 8 miliardi di euro in quattro anni, che corrispondono al 20% dell’intero bilancio dell’istruzione.
Dove avvengono questi tagli è spiegato nello stesso articolo 64 ai commi 1, 2, 3:
- aumento di 4-5 alunni per classe. Ciò significa 72.000 posti di docente in meno;
- riduzione della consistenza numerica del personale ATA. Si tagliano così 44.500 posti di lavoro tra personale amministrativo e collaboratori scolastici;
- riduzione delle ore settimanali di lezione per mancanza di insegnanti e personale;
- possibilità di modificare il numero minimo e massimo di alunni per classe. In questo inizio di anno scolastico gli insegnanti hanno già denunciato classi con più di 35 alunni;
- eliminazione del Tempo Pieno.
Seconda mossa
Decreto Legge n.137 (detto “Gelmini”), art. 4, convertito in Legge n.169. “Nell’ambito dei tagli previsti dalla legge n.133 le scuole costituiscono , a partire dal prossimo anno scolastico (settembre 2009), classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con un orario di 24 ore settimanali ”.
Con la reintroduzione del maestro unico ci saranno 83.114 docenti in meno, che, uniti a quelli previsti dalla legge n.133, porteranno al più grande licenziamento della storia della nostra repubblica: 200.000 posti di lavoro in meno.

Terza mossa
Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2008, approvato a dicembre. I soldi stanziati (60 milioni di euro) per il “funzionamento amministrativo e didattico delle scuole”, cioè per tutto ciò che serve al loro funzionamento quotidiano, sono stati ridotti a circa la metà di quelli del 2007 (108 milioni di euro) e a 1/5 rispetto al 2001 (331 milioni di euro). Stesso trend sarà mantenuto fino al 2010.
Questi i numeri. Ma dietro i numeri vi sono persone in carne ed ossa che rischiano di perdere o hanno già perso il posto di lavoro. Unica speranza di salvezza per la Scuola Pubblica italiana sono i precari della scuola, insegnanti e personale tecnico-amministrativo. In risposta ai tagli della Gelmini (che hanno colpito e colpiranno soprattutto le regioni del Sud Italia) e alla finanziaria di Tremonti, i precari della scuola hanno trascorso questa estate presidiando i tetti degli Uffici Scolastici Provinciali e trascorrendo la notte nelle tende. Queste le modalità attraverso le quali dal Sud italia, in primis dalla città di Salerno, è nata e cresciuta fino al Nord una forte e radicale opposizione al progetto di smantellamento della Scuola Pubblica italiana. Tale opposizione è sfociata nella prima manifestazione nazionale dei precari della scuola, svoltasi a Roma lo scorso 3 ottobre e oscurata dai media nazionali, troppo impegnati a difendere la propria libertà di stampa a Piazza del Popolo.
Lo scorso 23 ottobre i precari hanno partecipato in massa allo sciopero generale della scuola, concludendo la manifestazione con una splendida assemblea sulle scale del Ministero della Pubblica Istruzione, durante la quale racconti di vita precaria si sono intrecciati ad analisi politiche e proposte per il futuro. Si scende dai tetti per riportare il conflitto all’interno degli istituti scolastici.
Prossimo appuntamento il “Posto fisso Day” l’ 11 Novembre, giorno di manifestazioni in ogni regione d’Italia.
Grazie per la chiarezza con cui hai sintetizzato anni di confusione e boicottaggi che stanno portando allo sterminio della Scuola e dei suoi dipendenti.