Editoriale aperiodico N°3

Il nuovo anno è arrivato. Tutti credevamo con rinnovata speranza in un futuro colmo di buoni propositi, fuori dalle prospettive di guano in cui siamo ormai sempre più impantanati. Credevamo che noi italiani dal cuore d’oro, dall’ingegno sopraffino, dalla battuta facile, sempre arguta e mai volgare, dall’indubbia moralità tenuta stretta col cilicio, dalla mentalità aperta e dalle idee innovative, finalmente avremmo respirato il profumo del grano ormai maturo. Noi italiani che conosciamo bene i valori cattolici dell’accoglienza, dell’uguaglianza, che sappiamo cosa vuol dire essere discriminati. Noi che il crocifisso lo abbiamo appeso su ogni parete di casa, lo portiamo al collo, lo abbiamo tatuato sui bicipiti sotto la parola “mamma”, noi sappiamo che si raccoglie quello che si semina. Abbiamo raccolto subito, nei primi giorni di Gennaio.

A Rosarno (RC) due braccianti di colore sono stati gambizzati con colpi di fucile ad aria compressa caricato a pallini da caccia. Due braccianti che come centinaia d’altri immigrati vivevano in condizioni pietose, disumane, nell’ex cartiera “La Rognetta”. È inevitabilmente scoppiata la rivolta di chi condivideva con loro vessazioni e destino, dovuta alla disperazione e all’esasperazione di persone sfruttate e calpestate, dovuta alla rabbia covata dentro come ultimo giustificato appiglio alla dignità. Sono conseguite scene di guerriglia urbana, altri feriti, paura, arresti. È cronaca. Circa 1.125 persone sono state trasferite nei centri d’accoglienza di Crotone, Siderno e Bari. Sappiamo come vengono gestiti questi centri e quale sia il senso che in questi luoghi si dà alla parola accoglienza. Anche questa è cronaca.

Gli accadimenti poc’anzi citati riportano alla mente quello che è successo un po’ più di un anno fa a Castelvolturno (CE). Il 18 settembre 2008 sei immigrati africani persero la vita in un attentato di stampo camorristico. A Castelvolturno vivono numerosissimi africani, provenienti soprattutto dall’Africa Occidentale. Sono i lavoratori stagionali che partono guarda caso per Rosarno, dove c’è la raccolta delle arance e delle clementine, per Cassibile (patate), per località del foggiano e del potentino (pomodori). Inutile dire che questo tipo di occupazione è gestita quasi totalmente dalla malavita organizzata, qualunque dialetto essa parli. Inutile dire che fa comodo sia ai delinquenti comuni che a quelli istituzionali fare in modo che le cose non cambino. La xenofobia strombazzata tiene buono il popolino, affidandogli un capro espiatorio: si agitano le acque affinché non si veda quanto sono torbide. Si grida al ladro, all’assassino, all’espulsione immediata degli extracomunitari. Intanto, una grossa fetta dell’industria agroalimentare italiana si basa sull’ inumano sfruttamento dei cosiddetti “irregolari”, che proprio perché irregolari risultano vittime perfette da spremere oltre i limiti del sopportabile.

Non dobbiamo fare finta di niente. Queste cose dobbiamo dirle, non dobbiamo dare niente per scontato. Dobbiamo ripeterle fino allo sfinimento.
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In questo quarto numero de L’Arretrato potrete godere di una testimonianza diretta di emigrazione dall’Italia all’estero. Leggerete di aborto e della sofferenza che comporta; dell’inferno reale che lo accompagna, che non è quello virtuale dei bigotti, degli ottusi e dei preti. Sia che vi siate o meno vaccinati per l’influenza A c’è un articolo a riguardo che troverete interessante leggere; magari dopo esservi trastullati un po’, provando le nuove mirabilie del Software libero.

Buona lettura!

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