I numeri del voto

Prima che cominci la prossima tornata elettorale (regionali di fine marzo 2010), la redazione “arretrata” propone agli affezionati lettori/elettori della rivista aperiodica un resoconto. Resoconto che si propone – umilmente – di indicare una strada, un metodo di conoscenza critica: la verifica dei dati.
Si parte da un’affermazione, una tra le innumerevoli rilasciate dai nostri politici riguardo percentuali e gradimento (tanto dei singoli quanto dei partiti e delle coalizioni); ci si chiede se, ad esempio, davvero un italiano su due voti per un certo politico (uno a caso); si vanno a verificare i dati sul sito del ministero degli Interni, lì si incrociano con quelli riguardanti la complessività del corpus elettorale italiano.

Abbiamo rivolto la nostra attenzione alle elezioni politiche del 2008 (vittoria del PdL), prendendo in considerazione solo i voti espressi per il Senato (visto che le percentuali di Camera e Senato furono quasi identiche).
È importante tenere presente la differenza tra aventi diritto al voto e i votanti.
Partiamo dal dato complessivo: per il Senato gli aventi diritto furono 43.13 milioni; i votanti 34.67 milioni, ossia l’80.4% degli aventi diritto. Ciò implica che il 19,6% degli aventi diritto non esercitò tale facoltà: 8.46 milioni di italiani. Dato in crescita, peraltro (http://www.cattaneo.org/pubblicazioni/analisi/pdf/Analisi_Cattaneo_Politiche2008_Astensionismo.pdf. ).
Dal totale passiamo al parziale per un altro dato significativo: 1.3 milioni di votanti scelsero di non assegnare il voto ad alcuno (schede bianche e nulle). Senza cedere alla tentazione di vedere carattere unitario in ciò, la somma dei non votanti (8.46 milioni) e di coloro che non espressero preferenza per alcun partito (1.31 milioni) fu di 9.77 milioni, il 22.5% degli aventi diritto. Per alcuni un dato “fisiologico”. Noi la definiremmo una “enormità” fisiologica.
Il restante 77.5% votò così:

PARTITO – NUMERO VOTI – % SU VOTI VALIDI – % SU AVENTI DIRITTO
Coalizione di centro-destra
PdL               12.5 milioni           38.1%                           28.98%
Lega Nord  2.6 milioni                8%                                 6%
MPA             0.35 milioni              1%                                 -
TOTALE    15.45 milioni           47.1%                           35%
Coalizione di centro-sinistra
PD                 11 milioni                33.6%                          25.5%
IDV                1.4 milioni               4.3%                             3.24%
TOTALE    12.4 milioni             37.9%                           28.74%
Altri
UDC              5.8%
SIN.-ARC.  3.7%

Consideriamo gli aventi diritto al voto e ragioniamo sulla base di 10 ipotetici italiani.
In sintesi e in proporzione, possiamo affermare che alle elezioni politiche del 2008:
• 3.5 italiani su 10 votarono per la coalizione di centro-destra;
• 2.9 su 10 votarono per la coalizione di centro-sinistra;
• 2.25 su 10 non votarono o non espressero preferenza;
• 1.35 su 10 diedero fiducia agli altri partiti, dei quali solo l’UDC superò lo sbarramento del 4%.

Per gli appassionati di “spaccatura del capello” andiamo a sezionare ulteriormente un dato, quello relativo ai voti del centro-destra.
3.5 italiani su 10 votarono per i tre partiti (vabbe’, due partiti e uno stemma elettorale), più dettagliatamente 2.89 per il Pdl, 0.6 per la Lega Nord, 0.01 per il MPA.
Vogliamo spaccare ancora? Il PdL fu (è) la fusione di FI e AN, giusto? Ecco, tenendo presente la componente maggioritaria del partito “forzista” (rapporto 2 a 1, fonte: http://www.repubblica.it/speciale/2006/elezioni/senato/riepilogo_nazionale.html) e ipotizzando che ogni voto “forzista” sia per il capopopolo, il conto è presto fatto: dei 2.89 complessivi poco meno di 2 italiani su 10 diedero il loro consenso all’attuale capo del governo italiano. Meno di quanti si astennero e di quanti non espressero preferenza.

Non si vuole qui fare l’apologia dell’astensionismo e/o del voto di protesta. Ognuno decida per sé cosa sia più opportuno fare in occasione delle elezioni. Si vuole, però, porre l’attenzione su un dato rilevante, su una realtà spesso taciuta ad arte; realtà che ci aiuta a comprendere meglio il nostro contesto di voto e l’effettivo consenso che i politici si attribuiscono.
I risultati dei sondaggi che i media ci propinano vanno accettati con dovuta cautela e valutati con criterio, specie poi se provengono da istituti statistici di proprietà del committente (quest’ultimo spesso anche oggetto del quesito). Sondaggi e dati illustrano una situazione, ma nel contempo mirano a indirizzare il consenso: la comunicazione è lo strumento di controllo della democrazia (intuizione di Chomsky).

L’attuale capo del governo italiano ricorre costantemente, capziosamente, alla forza dei suoi numeri. Numeri artefatti. Poi sbandierati come giustificazione per ogni sorta di ingerenza e arroganza; strumento per tentare di legittimare sé stesso e la propria ostinata pretesa: quella di piegare la nostra repubblica parlamentare verso il presidenzialismo.

(Elaborazione dati a cura di Immacolata Contraccezione e Santo Biase)

elezioni-2008

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