La salute si vede dal quattrino – Lo scandalo dell’influenza suina

Il caso dell’influenza suina è stato uno dei più grandi scandali sanitari del secolo”, dichiarazione importante, soprattutto se rilasciata dal presidente della Commissione Sanità del Consiglio d’Europa,  il tedesco “Wolfang Wodard”, che ha aggiunto “per promuovere i loro farmaci brevettati e i vaccini contro l’influenza, le case farmaceutiche hanno influenzato scienziati e organismi ufficiali, e così allarmato i governi di tutto il mondo: li hanno spinti a sperperare le ristrette risorse finanziarie per strategie di vaccinazione inefficaci e hanno esposto inutilmente milioni di persone al rischio di effetti collaterali sconosciuti per vaccini non sufficientemente testati”.

Il 21 agosto del 2009 in seguito a mesi di panico mediatico, la ditta Novartis e il Ministero della Salute Italiano hanno sottoscritto un contratto per la fornitura di 24.000.000 di dosi (7 euro a dose, per un ammontare di 168.000.000 di euro) del vaccino per l’influenza A (H1N1). Una fornitura che ai tempi della stipula del contratto, viste le previsioni funeste degli “esperti” del settore, era sufficiente a coprire il 40% della popolazione italiana, quella fetta della popolazione ritenuta maggiormente a rischio. Lo scetticismo sulla sicurezza e l’efficacia di questo vaccino è però cresciuto vertiginosamente nei mesi successivi alla stipula del contratto, supportato anche dai numeri, con un tasso di mortalità di gran lunga inferiore alle previsioni e addiritura minore rispetto a quello dell’influenza stagionale, tenendo in considerazione anche i primi casi di morte a causa del vaccino. L’operazione vaccinazioni in Italia è quindi stata un totale fallimento, con poco più di 800.000 vaccinati contro i suddetti 24 milioni “di contagiati” previsti. Il Ministero della Salute si è ritrovato quindi con più del 90% di dosi inutilizzate e con circa 140.000.000 di euro spesi molto male.

A chi può essere attribuita la responsabilità di questo sperpero di denaro pubblico? Spero non venga in mente di rispondere: “è colpa dei cittadini, che hanno deciso di non vaccinarsi”. Ma non tutti i governi del mondo hanno effettuato questa corsa agli armamenti. Il ministro della salute polacco, che decise di non stipulare nessun contratto per la fornitura del vaccino, ritenendolo pericoloso perché non sufficientemente testato, dichiarò: “Le società farmaceutiche che vendono i vaccini contro l’influenza H1N1 non vogliono assumersi la responsabilità dei loro effetti collaterali. Non lanciano autonomamente sul mercato questi vaccini per evitare ogni responsabilità giuridica. Esse ci impongono delle clausole che non sono conformi alla legislazione, poiché fanno ricadere tutta la responsabilità sul governo del paese: gli effetti secondari e le indennità eventuali”.

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Sfogliando il contratto Novartis-Ministero della Salute Italiano si può leggere all’articolo 4.6: “Il Ministero è tenuto ad indennizzare, manlevare e tenere indenne Novartis da qualsiasi Perdita che Novartis sia tenuta a risarcire in conseguenza di danni a persone e/o cose causati dal Prodotto, salvo ove tali Perdite siano dovute a un Difetto di Fabbricazione del Prodotto”. Le dichiarazioni del ministro polacco trovano quindi ampio riscontro in questo articolo, suscitando a distanza non poche riflessioni. Sì, a distanza, perché solo da pochi mesi il contratto è stato reso noto, in quanto era sottoposto a vincolo di segretezza. Come può un contratto che riguarda pubblicamente la salute di tutti i cittadini essere sottoposto a tale vincolo?

Il contratto del 21 agosto 2009 è stato stipulato e sottoscritto in base all’ordinanza n. 3275 del presidente del Consiglio Italiano del 2003 (Berlusconi) . Tale ordinanza fu adottata per fronteggiare rischi di natura terroristica legati alla crisi internazionale e alla guerra irachena dell’epoca; e recita infatti così: “ritenuto, pertanto, imprescindibile ed urgente provvedere all’adozione di misure di carattere emergenziale idonee a tutelare la cittadinanza dalle conseguenze di possibili azioni terroristiche”.

Quindi, riassumendo questa paradossale situazione, una presunta emergenza sanitaria è stata trattata, dal punto di vista contrattuale, come un’emergenza terroristica. Il vincolo di segretezza è stato esteso non solo ai contenuti, quanto all’esistenza del contratto stesso. In più, con questa ordinanza, il Ministero ha potuto acquistare i prodotti a “trattativa privata, anche mediante affidamenti diretti” (senza bando di gara ad evidenza pubblica). Si legge nel contratto che il Ministero aveva già stipulato un Accordo finalizzato alla produzione di vaccino antinfluenzale in caso di pandemia in data 10 agosto 2005 con la Chiron s.r.l., interpellata all’epoca per i casi Aviaria e Sars. La Novartis ha poi acquistato la Chiron subentrando nei diritti e negli obblighi di questa società, avendo così la precendenza nella produzione dei vaccini.

Tornando alla domanda posta prima “A chi può essere attribuita la responsabilità di questo sperpero di denaro pubblico?”, la risposta potrebbe avere duplice “natura”.

Risposta buonista in cui si ipotizza che è stato preso un abbaglio; che l’influenza non si è mostrata così aggressiva come si era ipotizzato; che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha dichiarato in modo affrettato uno stato di pandemia per evitare catastrofi; e che i governi seguendo il consiglio degli esperti, hanno fatto scattare quei meccanismi burocratici che li hanno portati poi a comperare milioni di dosi di vaccino, gentilmente prodotte e offerte dall’industria farmaceutica di turno.

Oppure una risposta maliziosa, per cui si tenga conto che il Dr. Albert Osterhaus, virologo leader a livello mondiale e capo del primo gruppo a identificare il virus A H1N1, è stato accusato di avere legami ambigui con l’industria farmaceutica e con politici e ministri della salute mondiali; che dei 18 membri del “Comitato di Crisi” dell’OMS, comitato che ha suggerito di innalzare l’emergenza pandemia da 5 a 6, molti sono stati accusati di aver ricevuto laute ricompense dalle Big Pharma; e che in Italia si presenta un particolare caso di conflitto di interessi “coniugale”, con Enrica Giorgetti allo stesso tempo presidente di Farmindustria e moglie del Ministro della Salute Maurizio Sacconi.

Volendo essere buonista propendo per la seconda ipotesi.

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